3.1. Generalità.
3.2. Requisiti progettuale delle cucine.
3.2.1. Requisiti distributivi e di lay-out necessari alle operazioni di cucina.
3.2.1.1. Caratteristiche tecnologiche e strutturali degli spazi e
degli impianti.
3.2.1.2. Condizioni di igiene e manutenzione.
3.1. Generalità.
Per la descrizione, seppur sommaria, dellambiente cucina nella
ricerca si è resa necessaria una sistematizzazione delle tipologie
di ristorazione collettiva i cui spazi oggi risultano sempre più
spesso integrati con altri destinati ad attività diverse.
Per progettare una cucina è fondamentale tenere conto delle normative,
che possono riguardare macchine, prodotti, attrezzature ed addetti che
sono coinvolti nel sistema produttivo. Il rispetto delle normative riguardanti
ligiene, la sicurezza, lantinfortunistica ecc., è
condizione necessaria per la corretta progettazione di una grande cucina.
In particolare poi, le norme che regolamentano ligiene dei locali
di produzione, deposito e vendita di derrate alimentari e bevande, per
le quali vigono precise disposizioni, sono contenute nei Regolamenti
Locali dIgiene che purtroppo variano da Comune a Comune. Contemporaneamente
a queste norme locali vanno rispettate molte norme nazionali come, ad
esempio, il D.P.R. 26 marzo 1980, n. 327, e della Unione Europea.
E quindi evidente la difficoltà di chi si trovi a proporre
soluzioni progettuali su realtà territoriali che vedono, spostandosi
di pochi chilometri, la necessità di adattarsi a prescrizioni
diverse, e addirittura presentano norme in reciproca contraddizione
sullo stesso tema e nello stesso luogo.
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3.2. Requisiti progettuali delle cucine.
Per ogni tipo edilizio ospitante le cucine il lay-out della struttura
determina la possibilità di gestire in modo più o meno
ottimale lesercizio, sia dal punto di vista economico che da quello
organizzativo: la sequenza degli spazi, il dimensionamento delle attrezzature,
il processo di movimentazione delle materie prime, dei cibi pronti e
del personale costituiscono perciò gli elementi determinanti
della progettazione.
E necessario prestare attenzione al corretto posizionamento della
cucina nelledificio ed allubicazione dello stesso nel territorio.
Organizzazione e funzionalità:
Lorganizzazione e la funzionalità della cucina possono
essere espresse in questi termini:
- Razionale dislocazione dei servizi accessori (dispensa, celle frigorifere,
montacarichi, accessi delle forniture, ecc.);
- Razionale disposizione delle apparecchiature (stufe, forni, bollitori,
vasche, piani di appoggio e di lavorazione, ecc.);
- Razionalizzazione dei percorsi e degli spostamenti del personale;
- Organizzazione degli orari di lavoro del personale, distribuzione
delle mansioni;
- Rispetto di una tabella-orario nellesecuzione delle singole
fasi di lavoro;
- Creazione di una zona di smistamento dei carrelli da e per i reparti
senza intralci;
- Possibilità di comunicazione diretta e autonoma con i vari
reparti attraverso citofono, telefono, ecc.
Parametri di progettazione:
Per poter passare alla stesura di unipotesi di distribuzione delle
linee produttive di cucina occorre prendere in esame numerosi aspetti
preliminari, fra i quali:
· Tipo di servizio offerto.
· Tipo di cucina.
· Sistema di distribuzione.
· Tipologia dellutenza.
· Livello del servizio offerto.
· Numero di coperti (o comunque di utenti).
· Numero di addetti: (prevedere minimo 2 m2 per ogni addetto
di cucina).
· Dimensioni del sistema da realizzare. Il numero di coperti
per ciascun pasto è determinante per effettuare una parte delle
scelte tecnologiche relative allarticolazione delle attrezzature,
alle linee produttive e di servizio.
· Ubicazione del sistema e sua articolazione. Si intende la sua
dislocazione geografica ma anche la sua posizione rispetto allinsieme
del sistema servito.
· Frequenza del servizio.
· Ciclicità del servizio.
· Disponibilità finanziaria.
· Livello di professionalità del personale.
Bisogna altresì dire che, a cucina realizzata, non si può
poi non tenere conto delle attrezzature installate nella stesura di
un menù.
Considerazioni operative:
Se si vuole concepire una cucina come un insieme di specifici elementi
si deve considerare che un sistema ristorativo che risponda a un livello
minimo di razionalità e qualità deve possedere:
· Magazzini a temperatura ambiente costituiti da locali sani
e aerati, adatti alla conservazione delle diverse categorie merceologiche.
Vi sono particolari prodotti che richiedono condizioni ambientali diverse
di ricambi daria, temperatura e grado di umidità per la
miglior conservazione di vini, salumi, cereali, farinacei, patate.
· Magazzini o volumi condizionati (celle, frigoriferi) da mantenere
a precisi livelli di temperatura positiva o negativa e di umidità
relativa, con o senza ventilazione, per tenervi ortofrutta, carni, pesce,
pasticceria, burro, uova, formaggi, surgelati, gelati, ecc.
· Un magazzino separato per prodotti pericolosi e nocivi (detergenti,
infiammabili, disinfettanti e disinfestanti).
· Ambienti per le lavorazioni che assicurino al personale buone
condizioni di temperatura, salubrità, illuminazione, aerazione
e ventilazione o aspirazione che rispondano alle normative di sicurezza
sul lavoro.
· Locali per il personale (spogliatoi, sala di riposo e mensa,
impianti igienici).
· Deposito rifiuti.
Idealmente i locali devono essere organizzati in modo da far progredire
gli alimenti in una direzione a marcia avanti, a partire
dalla zona di ricezione delle merci, fino al banco di vendita o alla
somministrazione evitando percorsi e lavorazioni che possano determinare
una contaminazione crociata sporco - pulito.
Ristoranti:
Viene comunemente definito ristorante quel tipo di esercizio caratterizzato
da offerta di menù ricchi e vari e da sevizio al tavolo. Il ristorante
assume comunque caratteristiche diverse in relazione al menù
proposto, al prezzo dei pasti serviti ecc.
Nuclei funzionali presenti allinterno del ristorante:
· Spazio per ufficio Food & Beverage Manager (dove si ricevono
clienti ad esempio per concordare lorganizzazione di un banchetto).
· Spazio per area coperta scarico merci.
· Spazio per area accettazione merci.
· Spazio per ufficio (ad esempio per leconomato).
· Spazio per deposito.
· Spazio per vetri vuoti.
· Spazio per deposito esterno per rifiuti.
· Spazio per dispensa.
· Spazio per celle, frigoriferi e centralina compressori.
· Spazio di preparazione dei cibi (cucina) dotato di zona di
servizio. La superficie necessaria a questo spazio va da circa 0,9 m2
per ogni posto a sedere (ristoranti con menù ampio), a 0,3-0,6
m2 (per esercizi con menù limitato). La superficie necessaria
dipende, oltre che dai menù, dalla categoria, dalla tipologia
e dai sistemi di servizio che vengono adottati in sala. Non è
comunque corretto assegnare un valore fisso di metri quadrati alla cucina
senza tenere conto della sua planimetria e degli ostacoli in essa contenuti
(pilastri, aggetti, ribassamenti). In ogni settore dovrebbe esserci
un lavamani a gomito o a pedale e rotoli carta asciugamani. Un tempo,
nella organizzazione tradizionale di cucina, vi erano più reparti
dove operavano ad esempio le figure del saucier, del entremetier, del
gardemanger ecc.; oggi più operazioni vengono svolte nella stesso
spazio. Quando possibile la cucina deve avere più uscite dislocate
attorno alla stessa qualora essa deva servire più sale. Ci deve
essere la possibilità per lo chef di chiudere tutte le porte
della cucina durante i periodi in cui non viene usata ed in particolare
durante la notte.
· Spazio per office di cucina.
· Spazio per ufficio del cuoco.
· Spazio adibito alla preparazione delle piccole colazioni. Se
possibile è bene che sia compresa nello spazio della cucina.
· Spazio per sala piccole colazioni.
· Spazio per il consumo dei cibi (sala ristorante principale).
· Spazio per saletta ristorante.
· Spazio per caffetteria (ristorante semplice, con servizio sveltito
e semplificato).
· Spazio per il lavaggio delle stoviglie: il cameriere deve trovarlo
appena rientra dalla sala e in prossimità di questo butta i rifiuti.
Deve trovarsi alla destra entrando. In prossimità di questo spazio
vanno posizionati gli scaffali per riporre le stoviglie e, separatamente,
le pentole.
· Spazio per spogliatoi e servizi igienici del personale.
· Spazio per servizi igienici del pubblico.
· Spazio per guardaroba clienti.
· Spazio per impianti.
Tra le cucine di ristoranti e le sale, sarebbe bene prevedere due doppie
porte per evitare il rischio di scontro tra i camerieri in entrata e
in uscita e per limitare il flusso di odori dalla cucina alla sala.
Self- service:
Viene comunemente definito self-service il tipo di esercizio caratterizzato
da unofferta di cibi limitata e dalla possibilità di prelevare
le porzioni lungo una linea di distribuzione continua, che termina con
un punto cassa.
Negli ultimi anni il self-service si presenta nella versione del free-flow,
in cui la linea continua è sostituita da isole specializzate
per verdure, primi piatti, ecc.
Nuclei funzionali presenti allinterno del self-service:
· Spazio di deposito.
· Spazio di preparazione dei cibi. La superficie della cucina
di un self-service può aggirarsi intorno a 0,40-0,45 m2 per pasto
servito.
· Spazio di distribuzione.
· Spazio per il consumo dei cibi.
· Spazio per il lavaggio delle stoviglie.
· Spazio per spogliatoi e servizi igienici del personale.
· Spazio per i servizi igienici del pubblico.
· Spazio per impianti.
Dal punto di vista funzionale e delle attrezzature, la cucina in
una mensa aziendale presenta le stesse caratteristiche delle cucine
di mense universitarie e scolastiche:
- Necessità di una zona di distribuzione delle vivande dotata
di banco tipo self-service con scorri vassoio.
- Menù piuttosto limitato, con possibilità di pianificare
le quantità delle pietanze da cucinare.
- Distribuzione di un elevato numero di pasti in un arco di tempo piuttosto
limitato.
- Cottura di quantitativi elevati di pietanze.
- Notevole specializzazione degli elementi di cottura e delle apparecchiature
in genere.
Le cucine di ristoranti e alberghi presentano caratteristiche che le
differenziano in parte dalle cucine di mense, ma dal punto di vista
del tecnico aeraulico le problematiche sono le stesse. Gli elementi
differenzianti sono:
- Non esiste una zona di distribuzione al pubblico (anche se oggi vi
sono tipologie come i fast-food o i ristoranti self-service che hanno
caratteristiche miste tra mense e ristoranti).
- Menù piuttosto ampio.
- Cottura di quantità ridotte di pietanze su ordinazione.
- Moderata specializzazione degli elementi di cottura.
La cucina generale dellospedale:
I problemi relativi gli impianti di cucina devono essere considerati
sotto due punti di vista:
a) la funzionalità
b) leconomia.
Questi due fattori sono sempre di difficile contemporanea valutazione
per una serie di considerazioni che comprendono questioni di spazio,
di luogo, di personale, di rendimento, di potenzialità e di costi
di impianto e di gestione.
Le cucine centrali trovano il loro completamento funzionale nelle cucinette
sezionali ed, eventualmente, nelle cucine dappoggio con le quali,
pertanto, devono essere collegate evitando possibilmente le promisquità
con altri percorsi non compatibili. Deve essere consentita una facile
comunicazione anche telefonica ad esempio tra la cucina generale e le
cucinette di sezione.
Gli elementi costitutivi della cucina sono:
- Un insieme di locali disposto ed attrezzato in modo da assicurare
agevolmente la ricezione, il deposito, la conservazione e lo smistamento
delle diverse derrate alimentari da trasformare.
- A lato dei locali precedenti (dispensa) deve essere inserito un piccolo
ambiente dal quale funzionari delleconomato possano sorvegliate
i movimenti dei prodotti e tenerne la contabilità.
- Una sala per la preparazione e la cottura dei cibi, divisa in più
comparti disimpegnati.
- Adeguate zone di lavoro devono essere riservate alla preparazione
del latte, del caffè e alle lavorazioni speciali.
- Alla cucina dietetica può essere riservato un ambiente separato.
- Un locale attiguo alla sala della cottura, per la preparazione finale
delle vivande ed il completamento delle razioni nonché per il
carico e lo smistamento degli speciali contenitori chiusi e dei carrelli.
- Un locale, contiguo alla sala cottura ed a quello di preparazione
finale delle vivande, attrezzato per il lavaggio dellutensileria,
dei carrelli e, se non previsto nelle cucinette di sezione, anche quello
delle stoviglie (lordinato deposito delle stoviglie, dei vassoi
e dellutensileria di cucina, nonché dei detersivi e degli
altri accessori, può avvenire nello stesso locale del lavaggio
o, meglio, in uno attiguo).
- In un locale separato devono trovare posto tutti i carelli adibiti
al trasporto dei cibi allinterno dellospedale, con possibilità
di manutenzione e lavaggi/disinfezione. Un insieme di locali, separati
da quelli di lavoro e di deposito anzidetti, specificamente destinati
alligiene, alla sosta ed alla refezione del personale ospedaliero
addetto alla cucina, dispensa e trasporti del vitto
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3.2.1. Requisiti distributivi e di lay-out
necessari alle operazioni di cucina.
La progettazione: lay out e percorsi:
Destinazione delle aree:
I volumi di conservazione (ricezione, controllo e stoccaggio delle merci):
· Locale per il ricevimento e il controllo delle merci.
· Ufficio del dirigente.
· Magazzino per i prodotti non deperibili (scatolame, olii, paste,
ecc.).
· Depositi per prodotti alimentari deperibili a temperatura ambiente
(tuberi e ortofrutta).
· Spazi a temperatura ed umidità controllate (celle o
frigoriferi) per ortofrutta (+8°C), carni (conservate a 0°C),
latticini (+13°C) burro, uova e salumi (+4°C), formaggi, pollame,
surgelati (-20°C). Si raccomanda che ogni cella sia preceduta da
una anticella (a circa +10°C). Le celle è bene siano realizzate
con pannelli modulari; ogni cella deve avere il suo motore soprastante.
Questi motori producono rumore e calore quindi devono essere isolati
acusticamente e aerati. Si potrebbe fare immissione e aspirazione aria
direttamente sui motori.
· Locali o cantine per bevande.
· Dispensa giornaliera (suddivisa con le stesse precauzioni del
magazzino derrate).
· Area di descatolamento.
· Deposito per prodotti chimici e in generale i materiali non
alimentari.
I depositi devono essere aerati e protetti dallazione di insetti
e roditori. Devono inoltre permettere di conservare tutti i prodotti
al riparo della luce solare, staccati dalle pareti confinanti con lesterno;
si devono evitare sbalzi di temperatura che dovrebbe entro valori di
+4/+21°C con valore ottimale compreso tra +10°C e +15°C
e con umidità relativa intorno al 40%.
I volumi di lavorazione (preparazione dei cibi) riguardano:
· Preparazione ortofrutta.
Preparazione carni. La zona è riservata alla preparazione delle
carni (scongelamento, selezione, mondatura, lavorazione), è climatizzata
a + 7°C e deve prevedere un collegamento diretto con le celle frigorifere.
La zona di lavorazione è costituita da un reparto con una temperatura
di +16°C.
· Preparazione pesce e carni bianche.
· Preparazione piatti freddi.. Questa zona deve consentire un
rapido accesso alla dispensa e alle celle.
· Preparazione dolci e pasta fresca.
· Preparazione gelati.
· Preparazione bevande.
· Locale per le cotture.
· Locale per il condizionamento.
· Zona di confezionamento.
· Area di lavaggio pentole e area di lavaggio stoviglie. E
necessario prestare la massima attenzione alle problematiche acustiche
ed inerenti al grado di umidità che caratterizzano questa area.
· Sala sterile per la conservazione del vasellame pulito e cestellato.
· Dispensa.
· Office.
· Zona di distribuzione e consumo dei pasti.
· Locale e/o cella rifiuti. Il locale deve essere ben ventilato
(per prevenire la decomposizione rapida dei rifiuti e il conseguente
sviluppo di cattivi odori).
· Locale di stoccaggio e refrigerazione rifiuti.
· Ufficio per lo chef.
· Mensa per il personale.
· Lavanderia-guardaroba per il personale.
· Economato.
· Deposito attrezzi e macchinari di pulizia.
· Locali tecnologici.
Spogliatoi e servizi igienici per il personale. I locali riservati al
personale devono essere riscaldati, godere di una buona alluminazione
ed aerazione naturali ed eventualmente artificiali; gli ambienti destinati
a refertorio devono avere finestrature verso lesterno.
\Di seguito si riportano le prescrizioni per le caratteristiche termoigrometriche
di alcune aree della cucina:
· spazi a temperatura ed umidità controllate: celle o
frigoriferi per ortofrutta ( + 8°C ), carni (0°C), latticini
(+13°C), burro, uova e salumi (+4°C), formaggi, pollame, surgelati
(-20°C). Si raccomanda che ogni cella sia preceduta da una anti-cella
(a circa +10°C). ogni cella deve avere il suo motore sopra; questi
motori producono rumore e calore quindi devono essere acusticamente
isolati e aerati. Si potrebbe fare immissione e aspirazione aria direttamente
sui motori.
· I depositi devono essere aerati e protetti dalla azione di
insetti e roditori. Si devono conservare i prodotti a riparo dalla luce
solare e si devono evitare sbalzi di temperatura la quale non dovrebbe
mai superare i valori di +4/+21°C con valore ottimale di +10/+15°C
e con umidità relativa intorno al 40%. La dispensa deve avere
numerose celle frigorifere, non solo perché diverse sono le temperature
richieste dai generi da conservare, ma anche perché non avvengano
mescolanze degli odori che possano alterare i caratteri organolettici
degli alimenti. Nei depositi e nei magazzini sarebbe opportuna la previsione
di ventilazione e climatizzazione.
· Per le zone cottura sarebbe opportuna una temperatura estiva
di 28-31°C ed una invernale di 20-24°C, la velocità dellaria
ad una altezza di 1,8 m dal pavimento dovrebbe essere compresa tra 0,15
e 0,25 m/s. Per le norme tedesche VDI 2052 con 25°Cdi temperatura
ambiente si può tollerare una velocità dellaria
di 0,32 m/s e ad un metro di distanza degli apparecchi di 0,52 m/s.
E opportuno che temperatura ed umidità vengano mantenute
costanti durante tutta la fase della cottura. Le temperature della zona
di cottura sono troppo elevate per la zona della preparazione per cui
queste due aree dovrebbero essere separate. In inverno la temperatura
dellaria immessa non dovrebbe superare i 18-20°C. In estate
la differenza tra la temperatura dellaria ambiente e quella dellaria
immessa non dovrebbe superare gli 8°C.
· Visto che nelle cucine la temperatura media varia nel periodo
invernale (se controllata) da 24 a 28°C, e nel periodo estivo da
26 a 32°C, e che il sistema di ventilazione del personale addetto
alla cottura è piuttosto ridotto occorre che lo spogliatoio di
competenza sia individuato in luoghi vicini alla cucina onde evitare
che gli operatori sovrappongano vestiti privati a quelli da cucina nei
tratti di passaggio delle zone più fredde.
A titolo di esempio, per comprendere la variegata complessità
caratterizzante una cucina professionale, si elencano gli svariati processi
di cottura possibili: Alla pentola. Alla piastra. (Oggi si usano anche
fry top al cromo che evitano il problema delle vampate di calore che
investono gli operatori superficie liscia impedisce lassorbimento
di grassi ed unti che verrebbero pericolosamente bruciati e carbonizzati).Frittura.
Alla padella. A induzione. Al grill. Alla graticola. Al forno statico.
Al forno ventilato. Al forno a vapore. Al forno a microonde. Con forno
convezione/vapore. Con forno convezione/vapore/microonde.
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3.2.1.1. Caratteristiche tecnologiche
e strutturali degli spazi e degli impianti.
Le pareti. Nelle zone di preparazione è consigliabile realizzare
paretine divisorie con altezza 140-160 cm in modo da:
a) favorire la diffusione della luce naturale;
b) permettere una visualizzazione generale delle varie zone agevolando
i contatti tra il personale;
c) evitare la formazione di locali piccoli e difficilmente aerabili;
in un locale chiuso si possono concentrare sacche di gas.
Il soffitto. Qualora laltezza dei locali lo consenta, è
meglio controsoffittare il locale cucina adottando pannelli lavabili
e resistenti al calore. Tali pannelli devono comunque garantire una
certa continuità del controsoffitto stesso, in modo da evitare
le fessure passanti. Le fessure consentirebbero la circolazione dellaria
mettendo in pericolo ligienicità del locale cucina.
Gli infissi. E necessario evitare di sistemare le attrezzature
e le aree di lavorazione dei prodotti ad alto rischio direttamente in
corrispondenza di finestre o canali di conduzione dellaria dallesterno
o comunque evitare di creare correnti daria a diretto contatto
con i cibi.
Gli infissi devono essere costruiti in modo da non raccogliere polvere
o sporco, ed avere superficie liscia, impermeabile in modo da essere
facilmente lavabili (ad esempio possono essere realizzati in plastica
o alluminio).
Per ottenere abbondante illuminazione naturale è bene prevedere
ampie finestrature collocate ad una quota tale da consentire la visione
dello spazio circostante ledificio. In strutture a pilastri possono
essere realizzate finestre estese per tutta la campata da pilastro a
pilastro.
Le porte esterne devono essere a chiusura ermetica o a doppia apertura
e realizzate in modo da non consentire laccesso agli insetti striscianti.
La presenza di porte doppie riduce il problema delle correnti. Spesso
le doppie porte sono costituite dallabbinamento di una porta a
vetri con telaio metallico con una porta in teli trasparenti flessibili.
Per separare le zone di deposito da quelle di preparazione e le diverse
aree di deposito, si possono installare porte a impacchettamento
costituite da un telo in materiale plastico che tramite un movimento
automatico a ghigliottina azionato da fotocellule si apre al passaggio
delloperatore per richiudersi subito dopo. Questi dispositivi
riducono il flusso di aria dalla zona contaminata a quella pulita, ed
evitano le correnti daria attraverso le aperture.
Grigliati e pilette sifonate a pavimento. Ogni 25-30 mq di superficie
di pavimento occorrerà inserire una piletta di scarico, autolavante
e sifonata. Con le sifonature si potranno evitare ritorni di odori molesti.
E consigliato il disimpegno singolarizzato dogni scarico.
Rete impianti fluidi
Il vapore per la pulizia. Può costituire un buono strumento anche
se esistono limitazioni duso in quanto il vapore elimina tutti
i microrganismi tranne forme di resistenti (batteri sporigeni) e molte
muffe ed inoltre lerogazione di calore umido provoca un indubbio
incremento della umidità locale che, nel tempo, favorisce un
indesiderato aumento di muffe ambientali.
Illuminazione. Nelle cucine centrali devessere garantita una illuminazione
generale omogenea, che faciliti la possibilità di passare dalla
luce solare delle zone esterne o fortemente vetrate, alla luce elettrica
delle zone interne.
Lintensità media dellilluminamento non dovrà
essere inferiore ai 275 300 lux a 100 cm di altezza dal piano
di calpestio.
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3.2.1.2. Condizioni di igiene e manutenzione.
Pulizia delle cappe di aspirazione.
Le cappe di aspirazione sono normalmente costruite in acciaio inox,
un materiale che può essere pulito senza problemi con quasi tutti
i detergenti in commercio (da evitare però quelli abrasivi).
Lo sporco che si deposita sulle cappe è essenzialmente costituito
da grassi, che impregnano anche le griglie dei filtri degli aspiratori.
Per eliminarlo si utilizza un detergente mediamente alcalino, preferibilmente
liquido, che, oltre allelevata azione detergente, deve avere azione
solvente ed emulsionante. Per pulire le cappe normalmente si procede
come segue:
- si prepara una soluzione al 10-20% del detergente;
- si nebulizza la soluzione con appositi spruzzatori oppure la si applica
con una spugna o un panno intrisi;
- si lascia agire il detergente per 5-10 minuti e quindi si risciacqua
e asporta lo sporco con strofinacci puliti.
Si consiglia la pulizia e la sanificazione delle cappe della zona cottura
con frequenza di 7 15 giorni; questa frequenza deve essere giornaliera
qualora si friggano quotidianamente pesci, carne di pollo o altri alimenti.
Per le cappe della zona lavaggio si consiglia limpiego di detergente
neutro e con frequenza mensile.
E evidente quanto siano importanti le risorse umane in cucina
e di conseguenza quanta importanza assume lergonomicità
delle attrezzature utilizzate ed una corretta organizzazione del lavoro.
In questo caso il problema più grosso è la gestione di
tali risorse in cucina. Ogni cuoco vorrebbe lavorare bene, limitare
la fatica, avere i complimenti del cliente. Ma tutto ciò è
offuscato dalla necessità di fare anche i lavori più umili
e duri, nonché meno gratificanti come pelare patate, riordinare
frigoriferi, fare piccoli lavori di preparazione lunghi e noiosi, ma
necessari. E comunque importante che siano rispettati i requisiti
di conduzione e manutenzione finalizzati alligiene ed alla sicurezza
in cucina.
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Capitolo
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